Bisogna ritornare nella strada
Gerard Lutte e il Mojoca
23/05/2010 - 23/08/2010Bisogna ritornare nella strada
Giorgio Gaber, un grande cantautore italiano, ha creato una canzone dove dice:
“C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza…
le case dove noi ci nascondiamo…
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti…
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.
Molti non la pensano come Giorgio Gaber e sparlano della strada. In Guatemala, la maggior parte della gente disprezza la strada e i ragazzi e le ragazze che lì vivono. Una compagna del comitato di gestione mi ha scritto recentemente:
Ai professori non piace molto il modo in cui io vedo la vita, ma questo mi aiuta a continuare, lottando per i miei ideali Ho una docente di psicologia che dice che lavorare con i giovani di strada è perdita di tempo perché sono i delinquenti che rovinano il nostro paese. Io le ho risposto che nella strada si deve sopravvivere e che la causa di tutta la violenza che c'è in Guatemala è perché il governo e le classi sociali privilegiate vogliono tutto per loro, dimenticandosi così dei più bisognosi. Che prima di giudicare un giovane di strada si guardi se stessa che appartiene alla classe sociale alta e non si degna di portare da mangiare ai giovani che sono sulla strada che, come lei, sono esseri umani, con difetti e virtù, ma con una vita segnata dalla violenza familiare e, spesso, da abusi sessuali. Mi ha risposto con un 'esca dalla mia classe'. Le ho detto che siamo tutti esseri umani e che meritiamo rispetto, perché siamo tutti individui, con caratteristiche e pensieri diversi, e così come lei ha un suo proprio punto di vista e io lo rispetto, lei deve rispettare il mio. Quindi io sono uscita dalla classe e tutte le mie compagne e i miei compagni mi hanno seguito e la professoressa è rimasta sola ."
Noi del Mojoca abbiamo una visione della strada e delle ragazze e dei ragazzi che vivono in essa, totalmente opposta a quella della insegnante universitaria e la vostra compagna le ha risposto molto bene al punto di convincere le sue compagne e i compagni di corso. Il nostro pensiero va contro corrente e, a volte, senza che ce ne rendiamo conto, possiamo essere contaminati dal pensiero dominante, che è quello delle classi dominanti, e dimenticare la nostra filosofia, con il rischio di prendere decisioni che non vanno d’accordo con il nostro pensiero e i nostri principi. Ad esempio, se si pensa che la strada è il male assoluto, si penserà anche che è molto meglio per una bambina o un bambino, una ragazza o un ragazzo, qualsiasi istituzione piuttosto che la strada.
Mi sembra quindi importante riflettere con voi sulla strada, sulla vita di strada. La nostra associazione è nata come alternativa a “Casa Alianza”, a “Solo para Mujeres”, a “Remar” e altre istituzioni. Non abbiamo come obiettivo di allontanare ad ogni costo le ragazze e i ragazzi dalla strada. Anzi, il nostro primo obiettivo è di appoggiare le ragazze e i ragazzi che vivono per strada ad organizzarsi per difendere i loro diritti, migliorare la qualità della vita in strada, e partecipare alla costruzione di una società più giusta. Per questo diciamo sempre che il Movimento si costruisce nella strada e che il lavoro di strada è fondamentale per il Mojoca. Noi siamo un movimento di giovani di strada, e non principalmente di giovani usciti dalla strada. Senz’altro abbiamo anche l’obiettivo di appoggiare le ragazze e i ragazzi che vogliono uscire dalla strada e inserirsi nella società. Ma questo secondo obiettivo non elimina il primo. E non si può realizzare senza lavorare allo stesso tempo, nella strada. E’ quindi importante, come canta Giorgio Gaber, ritornare nella strada per sapere chi siamo.
Nelle riflessioni che seguono, vorrei innanzitutto esaminare le accuse più frequenti che si fanno alle ragazze e ai ragazzi di strada che esprimono i pregiudizi della società verso le nostre compagne e i nostri compagni. Prenderò poi in considerazione gli aspetti positivi che la gente non vede. In conclusione, trarrò alcune considerazioni per migliorare il nostro lavoro educativo rispettando i valori della strada. Il Mojoca dovrebbe essere la strada con tutti i suoi aspetti positivi, ma liberata dai suoi aspetti negativi.
1.- CIÒ CHE SI DICE DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI DI STRADA
La maggior parte delle persone ha una visione puramente negativa delle ragazze e dei ragazzi di strada e pensa che sono solo rifiuti che dovrebbero essere eliminati.
1.1 Dicono che le ragazze e i ragazzi di strada sono violenti
E’ vero che a volte, non sempre, ci sono comportamenti violenti all’interno dei gruppi di strada o verso persone esterne al gruppo, soprattutto quando alcuni giovani commettono aggressioni e furti.
Il Mojoca con il suo lavoro nella strada tenta di ridurre la violenza all’interno del gruppo o verso le persone esterne e in questo modo partecipa alla pacificazione della città e del paese.
Però dobbiamo osservare che i ragazzi e le ragazze di strada sono le vittime di una violenza molto più grande e sistematica. Anzitutto subiscono la violenza della negazione di tutti i loro diritti, il diritto alla vita, al rispetto della persona, a una alimentazione sana, a un tetto, all’istruzione, alla salute, alla cittadinanza politica. Lavorando affinché questi diritti siano rispettati, il Mojoca si sta impegnando per ridurre ed eliminare la violenza.
Purtroppo, come è noto a tutti, il Guatemala e, in particolare, la capitale, sono dominati dalla violenza: violenza dell’esercito con il genocidio degli anni ottanta, violenza dei narcotrafficanti e dei poteri occulti che dominano il paese, violenza di elementi deviati della polizia e degli squadroni della morte che assassinano molti giovani compresi alcuni della strada; violenza contro le donne con tanti stupri e assassini. Quindi, è ingiusto fare della violenza la caratteristica dei gruppi di strada, mentre è molto più crudele e continuativa la violenza di settori della classe dominante e di troppi elementi deviati e organizzati delle istituzioni.
Esiste anche la violenza delle multinazionali e dei paesi ricchi. Non possiamo dimenticare la responsabilità degli Stati Uniti, aiutati dal governo di Israele e dal silenzio dei governi dei paesi occidentali, nel genocidio degli anni ottanta, né la violenza di alcune multinazionali, in particolare quelle minerarie, che devastano zone del paese, distruggendo la sua bellezza naturale, privando i contadini del loro lavoro e riducendo le loro famiglie a una miseria ancora più grande, contaminando il suolo e l’acqua, causando molte malattie e morte nelle popolazioni indigene.
1.2. Dicono che i giovani di strada rubano
E’ vero in parte. Non tutti i giovani rubano. Alcuni lavorano vendendo caramelle nei mezzi pubblici o lavando e guardando macchine. Altri ,più numerosi, chiedono l’elemosina. Altri rubano per sopperire ai loro bisogni fondamentali o per comprare droghe. Le ragazze e i ragazzi di strada, così come le persone che vivono nella miseria in Guatemala e in tutto il mondo, sono le vittime dei ladri che li hanno spogliati di tutto.
Alcuni giovani rubano per mangiare. Molti altri nella società nazionale e internazionale rubano in modo molto più esteso e sistematico, non per sopravvivere ma per accumulare ricchezze e potere. Circa cinque secoli fa, il Guatemala fu invaso da soldati spagnoli che hanno rubato le ricchezze del paese e le terre delle comunità indigene. I loro discendenti continuano a godere di questo furto, sono latifondisti che hanno accaparrato la maggior parte della terra, privando le comunità indigene e i contadini poveri della terra, della possibilità di condurre una vita dignitosa per loro e le loro famiglie.
Tuttora in Guatemala ci sono gruppi occulti legati a settori della classe dominante che si arricchiscono con i sequestri, e bande delinquenziali impongono “imposte” ai proprietari ,che solo così possono continuare a vivere nella propria casa, per esercitare una attività produttiva e commerciale o per viaggiare. E questi furti sono accompagnati spesso da una feroce violenza.
La storia recente del Guatemala è piena di casi di presidenti, di ministri, di funzionari dello Stato, di capi della polizia, che hanno rubato somme ingenti a tutta la società.
Non c’è paragone tra i furtarelli, compiuti per necessità, dalle ragazze e dai ragazzi di strada, e i furti che loro hanno subito e con loro tutte le classi povere del paese.
1.3. Dicono che i giovani di strada si drogano
E’ vero. Non si può vivere in strada senza assumere droga e, soprattutto, la droga dei poveri, che prima era la colla e adesso è il solvente, che distrugge i polmoni e il cervello. Poi c’è, anche il crack, più caro e più devastante. In strada si assume droga per non sentire il freddo e la fame, per sopportare le umiliazioni e i maltrattamenti continui che si ricevono in strada . Ma anche perdimenticare, come diceva una ragazza, l’infanzia, ossia tutte le sofferenze dell’infanzia, le violenze, gli stupri, la mancanza di amore e di rispetto. La droga è anche un rito della vita in strada, che unisce i gruppi ,soprattutto durante la notte.
Il Mojoca aiuta, con il suo processo educativo, le ragazze e i ragazzi di strada ad allontanasi dalla droga. E questo si fa attraverso un processo progressivo di responsabilizzazione e di coscientizzazione. Molte ragazze e molti ragazzi sono riusciti a uscire dalla strada senza terapia, solo prendendo progressivamente la responsabilità della propria vita, delle figlie e dei figli e dello stesso Movimento.
Nella casa di una comunità autogestita di giovani usciti dalla droga, era scritto: “Droga è tutto quello che non fa pensare”. Il Mojoca appoggia le ragazze e i ragazzi di strada a liberarsi da tutte le dipendenze e a sviluppare un pensiero proprio e critico.
La maggior parte delle ragazze e dei ragazzi di strada non si arricchiscono con il traffico delle droghe nel quale sono implicati settori della classe dominante e delle stesse istituzioni dello stato, come hanno manifestato vari episodi recenti. C’è gente che si arricchisce vendendo morte e approfitta anche della condizione dei ragazzi e delle ragazze di strada per arricchirsi.
E’ ingiusto affermare che i giovani di strada assumono più droga degli altri perché le droghe sono ancora più diffuse nelle maras e ci sono anche persone degli ambienti ricchi che consumano droghe, non il solvente, ma le droghe dei ricchi, l’eroina e la cocaina.
1.4. Dicono che i giovani di strada non vogliono lavorare
E’ vero che la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi che vivono per strada non lavora. Non perché non vogliono lavorare, ma perché non c’è per loro un lavoro che permetta di condurre una vita decente.
In Guatemala dilaga la disoccupazione, il lavoro nero e informale. Ed è quasi impossibile per le ragazze e i ragazzi che hanno studiato poco, hanno spesso tatuaggi, non sono vestiti bene, trovare un lavoro, soprattutto se si sa che sono della strada. Ed è anche vero che un giovane discriminato e disprezzato non è abituato ad accettare un lavoro in cui continua ad essere disprezzato e sfruttato.
Non ci sono solo le ragazze e i ragazzi di strada ad essere senza lavoro. Secondo le cifre riportate dall’OIT (Organizzazione Internazionale del Lavoro, 2007), una percentuale importante di giovani latinoamericani, che in alcuni paesi supera il 30%, non lavora né studia. In tutti i paesi i giovani sono emarginati ,soprattutto perché non hanno la possibilità di un lavoro che permetta loro una vita indipendente e la formazione di una propria famiglia. Si accusa i giovani di non voler lavorare, mentre la stragrande maggioranza di essi accetterebbe con gioia un lavoro che permetta di realizzare i loro progetti di vita.
Viviamo in un mondo nel quale sta sparendo il lavoro, perché con l’automatizzazione, la produzione è assicurata dalle macchine e l’intervento dell’uomo diminuisce costantemente. Però i profitti che derivano da questo modo di produzione, sono accaparrati da una minoranza e la maggioranza non solo non ha più la possibilità di lavorare, ma neanche di avere le risorse necessarie per una vita autonoma e dignitosa. Quindi, è falso dire che i giovani di strada non vogliono lavorare. E’ la società dominante che non dà loro alcuno spazio nel mondo del lavoro. Una società giusta e solidale dovrebbe assicurare a tutte le persone le risorse sufficienti per vivere in modo dignitoso : anche alle persone che non trovano un lavoro, non perché non vogliono, ma perché non esiste il lavoro.
Il Mojoca tenta di creare impieghi per le ragazze e i ragazzi che vogliono uscire dalla strada, microimprese e un’impresa solidale; ma la legislazione esistente non favorisce le nostre iniziative.

2.- I VALORI DELLA STRADA
La maggior parte delle persone guarda solo gli aspetti negativi della vita di strada, non si avvicinano alle ragazze e ai ragazzi per parlare con loro, non partecipa ai momenti della loro vita e non ha l’occasione di rendersi conto dei molti aspetti positivi che ci sono nei gruppi di strada e non esistono in molti altri ambienti, soprattutto nelle classi agiate.
2.1. Giovani vivaci, intelligenti, intraprendenti
Alcuni presentano le ragazze e i ragazzi di strada come vittime della miseria e della violenza nelle famiglie disgregate.
E’ vero che molte ragazze e molti ragazzi di strada, non tutti, provengono da famiglie povere, che vivono in baraccopoli, e che molti hanno subito maltrattamenti e spesso violenze sessuali, soprattutto da parte dei patrigni. Ma moltissimi altri giovani ,che vivono nelle stesse condizioni e subiscono le stesse violenze, rimangono a vivere nella casa familiare e esprimono la loro ribellione partecipando alle “maras”, bande giovanili dei quartieri popolari. Una minoranza di ragazze e ragazzi sceglie di vivere in strada, perché non sopporta gli abusi e gli autoritarismi della famiglia o la noia della vita in baraccopoli, dove non ci sono occasioni di incontrarsi,nè campi sportivi e luoghi di aggregazione.
Le ragazze e i ragazzi di strada cercano una soluzione ai loro problemi nella strada, sono più intraprendenti delle loro compagne e dei loro compagni che non si ribellano, che continuano a vivere nella famiglia.
Per vivere nella strada, in un ambiente ostile, senza tetto, senza protezione, bisogna essere intelligenti, saper trovare soluzioni per mangiare, per dormire, per trovare i vestiti, per avere le cure mediche in caso di necessità.
2.2. Le ragazze e i ragazzi di strada vivono in gruppi autogestiti
Non cercano una soluzione individualistica ai loro problemi, ma si uniscono in gruppi, che sono diversi dalle bande dei quartieri popolari, che hanno altre funzioni simili a quelle della famiglia: l’affetto e la solidarietà, le cure in caso di malattia, la condivisione dei beni, l’alimentazione, la protezione contro chi vuole fare loro del male.
Non c’è vita di gruppo senza regole e i gruppi di strada hanno le loro regole che sono accettate e rispettate, perché decise da tutti, non imposte arbitrariamente da adulti e perché sono necessarie alla sopravvivenza del gruppo.
2.3. Nei gruppi di strada nessuno comanda nessuno
Quando si chiede alle ragazze e ai ragazzi di un gruppo chi è il loro capo, rispondono sempre: “qui non ci sono capi, nessuno comanda nessuno; ognuno comanda a se stesso”. Hanno quindi un atteggiamento opposto a quello della società che vuole che le donne siano sottomesse agli uomini, i bambini ed i giovani agli adulti, i lavoratori ai loro capi. Vogliono quindi una società egualitaria dove tutti hanno la stessa dignità e gli stessi diritti. Una società in cui è la persona che conta.
Il fatto di essere respinti e disprezzati dalla maggior parte delle persone, li rende ancora più ribelli. Non sopportano di essere comandati. Una “voce di comando” li irrita, li mette sulla difensiva . Sono attenti agli atteggiamenti degli altri e riconoscono immediatamente chi li accetta e rispetta e chi si crede superiore a loro e li vuole sottomettere.
Non accettano i soprusi nella famiglia. Non accettano i maltrattamenti nella strada, particolarmente da parte dei poliziotti e delle guardie private.
Sono particolarmente le ragazze ad essere ribelli, non sottomesse. perché invadono il luogo pubblico che è il luogo dell’uomo e non accettano la sottomissione nella famiglia o nella società, respingono i soprusi e gli abusi di patrigni e poliziotti. Rifiutano quindi le istituzioni tradizionali del potere dei maschi: la famiglia e lo Stato.
2.4. Le ragazze e i ragazzi di strada non danno importanza ai beni materiali
Non hanno nulla. Non cercano di arricchirsi. Per loro, ciò che importa, è la relazione con gli altri, all’interno del gruppo, nel rapporto di coppia o con i figli. Ringraziano quando qualcuno li viene a visitare, si siede in mezzo a loro, li ascolta, dialoga con loro.
Questo disinteresse per i beni materiali, è l’opposto della società odierna dove molti pensano solo ad arricchirsi e a conquistare potere sugli altri. La società mondiale globalizzata ricerca solo il profitto e non dà alcuna importanza alle persone. In questo modo stanno distruggendo la terra, spingono la maggior parte delle persone nella miseria e nella disperazione e distruggono la stessa umanità.
2.5. Le ragazze e i ragazzi di strada hanno il senso della solidarietà
Accolgono nel gruppo le ragazze e i ragazzi che hanno deciso di andare a vivere in strada. Nel gruppo c’è condivisione e solidarietà, anche se non mancano a volte divisioni e violenza; però il senso di solidarietà è preponderante e si esprime in molti modi, fino a rischiare la propria vita per salvare quella di altri compagni o compagne.
La vita dura che hanno vissuto, la miseria e le violenze in famiglia, il disprezzo e le violenze nella strada, hanno spesso come conseguenza che non si fidano degli altri e nemmeno di se stessi. In un certo senso, l’amicizia non è facile per loro, però, allo stesso tempo, il fatto di non cercare la ricchezza o il potere sugli altri, favorisce la nascita di vere amicizie, disinteressate. Quando sanno che si possono fidare di un’altra persona, dimostrano un senso dell’amicizia che difficilmente si trova negli abbienti dei ricchi, sono attenti, premurosi, fedeli. Ci si può fidare di loro.
2.6 Le ragazze e i ragazzi di strada hanno molti sogni
Hanno una vita interiore profonda e sognano un mondo in cui siano rispettati e amati.Le caratteristiche principali della vita in strada sono diametralmente opposte ai disvalori della società attuale; per questo non è possibile costruire un mondo distinto, in cui sia la persona che conta e non il denaro, senza la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi di strada.
3. BISOGNA RITORNARE NELLA STRADA, ESSERE ORGOGLIOSE E ORGOGLIOSI DI ESSERE DELLA STRADA
E’ ciò che diceva Giorgio Gaber, tornare nella strada per sapere chi siamo,qual’ è il progetto del Mojoca che parte dai valori della strada. Dobbiamo ritornare alle nostre origini, non rinchiuderci nelle case.
Il Mojoca deve essere la strada senza i suoi aspetti negativi. La vita di strada è regolata da valori diametralmente opposti ai disvalori che sono l’essenza della società dominante: l’accumulazione della ricchezza, il potere, la violenza come modo abituale di agire, il disprezzo delle persone, in particolare delle donne, l’individualismo, il dominio-sottomissione, il pensiero acritico. Però l’alternativa nella strada si traduce nella fuga, nella vita ai margini. Il Mojoca deve trasformare la ribellione improduttiva in uno sforzo costruttivo per cambiare la società. Innanzitutto con la formazione di una comunità dove i valori alternativi diventino realtà. Così il Mojoca si rinnova come comunità di amiche ed amici che vivono una vita pienamente umana. Dall’unione tra realtà simili ,dove la vita di ogni giorno è amicizia, in Guatemala e in tutto il mondo nasce la speranza di una società nuova.
A volte diamo la responsabilità alle ragazze e ai ragazzi ,che vengono alla scuola del Mojoca o entrano in una delle nostre case o nel gruppo delle Quetzalitas o Nueva Generación, se non rimangono con noi.
Le persone che hanno responsabilità nel Mojoca devono essere capaci di riflettere sulle loro azioni, di autocriticarsi, di riconoscere le responsabilità che possono avere, individualmente o collettivamente, nel fallimento di alcune ragazze e alcuni ragazzi.
Le case della 13a strada, della 8 Marzo e degli Amici, i gruppi delle Quetzalitas e di Nueva Generación, devono essere più attraenti della strada. E lo saranno se le ragazze e i ragazzi si sentono accettati e amati, se si rispetta la loro libertà e la loro capacità di partecipare alla gestione del gruppo, se si offre loro una fiducia incondizionata, se si accetta le loro debolezza, accogliendo con gioia chi è tornato in strada per qualche tempo, dando una attenzione privilegiata ai più deboli, a quelli che sono più difficili. Noi tutti ci dobbiamo comportare come amici e non come capi e riconoscere che non siamo a loro superiori, che le case non sono nostre ,ma loro. Devono sparire dalle nostre case la voce del comando, le minacce di sanzioni, di espulsione, di denuncia e il solo prospettare di separare i figli dalla madre.
Dobbiamo valorizzare tutti gli aspetti positivi della strada ,costruendo una alternativa alla società dominante e oppressiva. Ha ragione Gaber nel dire che la strada con i suoi valori, con la possibilità di incontri e di confronti, è l’unica salvezza alla barbarie dell’imperialismo che distrugge il nostro pianeta.
Raggiungere gli obiettivi del Mojoca è molto difficile, sia per le ragazze e i ragazzi, sia per tutti noi che abbiamo un posto di responsabilità. Per tutti è necessaria una rivoluzione interiore,per la risoluzione dei problemi irrisolti della nostra infanzia e adolescenza, quando è stata contrassegnata dalla violenza e dal rifiuto. E’ il nostro modo di essere che deve cambiare, i nostri valori, il nostro modo di vedere l’esistenza. La nostra stessa identità. Questa è la più grande sfida che deve affrontare il Mojoca: diventare tutti capaci di amicizia autentica.
Per eliminare la violenza interna, la mancanza di fiducia in se stessi, i comportamenti illegali, l’uso delle droghe, dobbiamo rispettare nelle nostre azioni i valori della strada. Sarebbe molto utile chiederci ogni giorni:
- se abbiamo fiducia in tutte le ragazze e i ragazzi con i quali siamo in contatto. Se riusciamo a vedere i numerosi aspetti positivi che hanno:l a loro intelligenza, la loro possibilità di diventare responsabili della propria vita, i loro sogni. Ma questo non è possibile se non li guardiamo con gli occhi dell’amicizia, se non li ascoltiamo. Il sapere ascoltare è una caratteristica fondamentale di un leader positivo nel Mojoca;
- è urgente che tutti i gruppi del Mojoca, della scuola e dei laboratori, delle case di abitazione e dei gruppi autogestiti delle Quetzalitas e di Nuova Generazione, siano realmente autogestiti. Gli educatori devono agire solo come consiglieri, come facilitatori, senza prendere decisioni. Senza autogestione il Mojoca non durerà a lungo perché stanno per diminuire drasticamente le sovvenzioni esterne e le ragazze e i ragazzi sono capaci di trovare le risorse per continuare le attività essenziali nel Movimento, se si lasciano loro le decisioni. Questo non diminuisce l’importanza del lavoro degli educatori, coordinatori o consiglieri, che devono orientare, fare in modo che il dibattito prenda in considerazione tutti gli aspetti di un problema.
- Le regole nei gruppi e nelle associazioni sono indispensabili, ma se sono prese e capite dalle ragazze e dai ragazzi saranno osservate con facilità perché prese da loro stessi per raggiungere i loro obiettivi. Se vengono imposte da coordinatori o assessori provocheranno solo ribellione e rifiuto di collaborazione.
- le ragazze e i ragazzi di strada sono ribelli e il nostro scopo non è di inserirli nella società com’è. Dobbiamo dare un orientamento positivo alla ribellione della strada, fare in modo che possa cambiare la società.
Sono soprattutto le ragazze che manifestano il rifiuto della società dominata dai maschi. Nella costruzione di una società diversa, il ruolo delle donne è fondamentale perché sono più attente alle persone e alla vita e, spesso, meno attratte dalla ricchezza e dal potere. Il Mojoca riconosce già l’importanza fondamentale delle donne dando loro la maggioranza in tutti gli organismi decisionali. Però è necessario approfondire il senso profondo della ribellione delle donne, che esprime valori anche per gli stessi maschi;
- le ragazze e i ragazzi di strada non vogliono essere comandati e manifestano in questo modo un senso profondo della dignità della propria persona. La persona, infatti, si fonda sulla responsabilità che ognuno di noi ha verso se stesso, verso la società e verso la natura. Imporre ordini non serve a nulla. La voce di comando è percepita come violenza e non accettata. Il nostro compito è di facilitare alle ragazze e ai ragazzi di strada la presa di buone decisioni per realizzare i loro sogni e questo lo possiamo fare con l’esempio, con il dialogo, con una amicizia sincera che rispetta l’altro e la sua libertà. Bisognerebbe mettere nel Mojoca l’iscrizione che c’era prima: “qui nessuno comanda nessuno”, ciò che vuol dire che ognuno è responsabile di se stesso e che tutti insieme siamo responsabili del Mojoca;
- nelle case non mancano le comodità. Le ragazze e i ragazzi ricevono l’alimentazione e le cure di salute, possono vivere in una casa, studiare, apprendere un mestiere. Ma dobbiamo ricordare che loro danno poca importanza ai beni materiali. E che non esitano a rinunciare a tutte le comodità, se non si sentono rispettati e accettati. Possono tornare alla strada per trovare ciò che a volte hanno l’impressione di non trovare in una delle nostre case o in uno dei nostri gruppi: il rispetto, la comprensione, la solidarietà, l’amore. Anche nelle classi ricche ci sono genitori che pensano che dando beni materiali ai loro figli fanno la loro felicità e si sbagliano perché la felicità si trova solo nel sentirsi rispettati, compresi, amati;
- nei gruppi di strada c’è solidarietà e il Mojoca dovrebbe essere caratterizzato dalla solidarietà, ossia dal senso dell’accoglienza, del non giudizio, della condivisione, del rispetto dell’altro. Spesso le persone inserite nella società pensano solo a loro stesse o alle loro famiglie. Sono individualiste, non si preoccupano della gente che soffre o ha fame. Noi del Mojoca ,che vogliamo una società diversa, dobbiamo essere diversi. Amici con tutte le ragazze e i ragazzi di strada e, più in generale, solidali con tutte le persone che sono escluse. Non accettiamo i soprusi e le violenze di molti giovani delle maras, erò comprendiamo le ragioni del loro comportamento e non li consideriamo come nemici, solo come fratelli che sbagliano;
- le ragazze e i ragazzi di strada hanno molti sogni, non sono contenti della loro vita, non sono contenti della società, vorrebbero diventare persone rispettate che partecipano alla vita sociale. Però per conoscere questi sogni profondi, che possono diventare il motore del cambiamento, bisogna mettersi all’ascolto, trovare il tempo per dialogare. A volte ci sono educatori che fanno lunghe prediche mescolate a molti rimproveri che non servono a nulla. Se invece ascoltano con rispetto e senza giudicare, il racconto della vita delle ragazze e dei ragazzi che vivono con loro, scoprono aspetti meravigliosi, e aumenta il loro rispetto, la loro comprensione, la loro amicizia.
- Chi vuole rinchiudere bambine e bambini in istituzioni dove spesso sono maltrattati e non rispettati e amati, chi pensa che i problemi si risolvono con denunce, con il ricorso ai giudici e al carcere, non comprende né la strada, né il Mojoca che vuole promuovere i valori che sono presenti nella strada e non nelle classi dominanti. Vogliamo una società nuova e non accettiamo i sistemi repressivi delle classi e poteri che dominano il mondo.
Tutto quello che ho detto finora si può riassumere in due sole parole: AMICIZIA LIBERATRICE.
Gérard Lutte
Roma, 1 maggio 2010
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