Il concetto di protagonismo si può considerare il fulcro dei movimenti NATs, attorno al quale ruotano tutte le iniziative. Costituisce lo strumento primario attraverso cui i NATs esprimono la loro resilienza, rispondendo in modo attivo e consapevole alle condizioni in cui vivono.
L’introduzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, che riconosce il bambino e l’adolescente come soggetti di diritto con particolare enfasi sul diritto alla partecipazione, ha fornito ai movimenti NATs una base solida per la loro azione. Questa convenzione ha sancito il riconoscimento dei diritti umani anche ai bambini, considerandoli esseri umani a pieno titolo. Solo attraverso azioni concrete che garantiscano la loro capacità di azione, i bambini possono raggiungere una reale uguaglianza con gli adulti. Il diritto alla partecipazione, tradotto dai NATs nel paradigma del protagonismo, consente al bambino e all’adolescente di diventare agenti di cambiamento, attori consapevoli nel proprio contesto.
E questa trasformazione implica un passaggio da soggetto di diritto a soggetto sociale: il soggetto di diritto è in una posizione passiva rispetto alle norme, e per diventare un vero attore sociale ed esercitare i propri diritti in maniera autonoma, è necessario che acquisisca una coscienza attiva, e questo è il processo che i movimenti NATs favoriscono attraverso il protagonismo.
Quando si parla degli interessi di un bambino, è essenziale considerare la realtà in cui egli cresce. Secondo i NATs, il miglior interesse non si esaurisce nell’adesione a normative internazionali spesso standardizzate, ma deve mirare a un miglioramento concreto delle condizioni di vita del bambino, riconoscendo le peculiarità culturali e ambientali del contesto di riferimento. Questo approccio non si traduce in un relativismo culturale, che metterebbe a rischio l’universalità dei diritti umani, bensì nella loro applicazione progressiva e graduale.
All’interno del paradigma del protagonismo, l’azione dei NATs non è individuale, ma collettiva. Ogni NAT comprende che la propria condizione, pur importante, è condivisa da molti altri coetanei. Questa consapevolezza trasforma le esperienze individuali in una questione collettiva, che richiede una risposta organizzata per migliorare lo stato delle cose. Nei gruppi di base territoriali in cui i NATs si organizzano, essi apprendono a esprimere le proprie opinioni, ad ascoltare gli altri, a praticare l’umiltà, a essere nello stesso tempo audaci e a celebrare i successi collettivi come propri.
In questa prospettiva, è utile ricordare il concetto di “coscientizzazione”, un processo pedagogico che consente all’individuo di prendere coscienza della propria esistenza attraverso la riflessione. L’essere umano deve sentirsi parte di un tutto e, grazie a questa consapevolezza, può determinare il proprio percorso di vita. La coscientizzazione permette di riconoscere il proprio vissuto, di analizzarlo criticamente e di operare scelte consapevoli per modificarlo. Solo comprendendo il sistema in cui si vive, è possibile trasformarlo a beneficio proprio e della comunità. E la coscientizzazione è connessa al processo di empowerment, attraverso cui bambini e adolescenti prendono coscienza dei propri diritti, condividono esperienze con i loro pari e acquisiscono forza per migliorare le proprie condizioni di vita. Controllando la loro situazione, comprendono la doppia valenza del loro essere nel contesto: il soddisfacimento dei bisogni del gruppo e l’essere ognuno risorsa per la comunità, e in questa dinamica si verifica la trasformazione del “gruppo d’interesse” in “gruppo di comunità”.
Attraverso il protagonismo, i NATs si sono organizzati per esercitare pressione sulle istituzioni, affinché i loro diritti non rimangano solo principi astratti, ma vengano concretamente attuati. Già prima della Convenzione sui diritti del fanciullo e della Convenzione n. 182 dell’ILO (International Labour Organisation), i movimenti NATs promuovevano una visione critica del lavoro infantile, fondata sulla consapevolezza della propria condizione e sulla lotta per un lavoro dignitoso. Organizzarsi in gruppi di pari ha permesso ai NATs di rivalutare la loro esperienza lavorativa, vedendola non solo come una necessità imposta dalla povertà, ma anche come un’opportunità di indipendenza e di riconoscimento sociale all’interno della comunità. L’obiettivo non è ovviamente difendere lo sfruttamento, bensì trasformare l’esperienza del lavoro in un motore di cambiamento positivo.
Da questa prospettiva è nata anche la pedagogía de la ternura (pedagogia della tenerezza), ispirata alla pedagogia di Freire e radicata nei movimenti dell’educazione popolare e della teologia della liberazione, sviluppatisi in America Latina a partire dagli anni ’60. La pedagogía de la ternura punta a creare nuovi modelli di socializzazione per restituire parola e identità a chi per troppo tempo ne è stato privato, affinché possa essere riconosciuto come attore sociale. Lo sviluppo di una personalità basata sul protagonismo permette non solo la consapevolezza della propria realtà, ma anche la capacità di coinvolgere altri nella stessa condizione, in un’ottica collettiva di trasformazione.
Il ruolo degli adulti nei movimenti NATs è cruciale, ma deve essere rispettoso dell’autonomia dei bambini. Definiti come collaboratori, gli adulti non impongono la loro visione, ma facilitano il processo decisionale e organizzativo, creando spazi istituzionali di riconoscimento per i NATs. Bisogna evitare che i bambini vengano utilizzati come meri simboli decorativi in iniziative definite dagli adulti. Affinché il protagonismo sia autentico, gli adulti devono riconoscere i bambini come soggetti di diritto e favorire il loro empowerment senza prevaricarli.
Nel contesto dei movimenti NATs, il lavoro rappresenta un elemento chiave dell’educazione. Tuttavia, non si tratta di un’educazione al lavoro, ma della valorizzazione del lavoro come esperienza formativa e identitaria. Grazie al protagonismo, i NATs hanno saputo organizzarsi per influenzare le istituzioni a livello nazionale e internazionale, promuovendo una rappresentazione alternativa dell’infanzia lavoratrice e del loro diritto a un lavoro dignitoso. Questa mobilitazione ha portato a risultati concreti, come la modifica delle legislazioni nazionali in Perù e Bolivia e il riconoscimento della loro esistenza da parte dell’ILO (International Labour Organisation), sebbene con posizioni contrastanti. Il percorso di consolidamento dei NATs a livello globale è testimoniato da conferenze internazionali come quelle di Kundapur (1996) e Berlino (2004), che hanno rafforzato la coesione del movimento e delineato strategie comuni per il futuro, estremamente interessanti e istruttive anche per altri ambiti sociopolitici.